Giustizia minorile, i dati per l’Emilia Romagna

Il tema della giustizia minorile è tanto delicato quanto lo sono le giovani vite interessate. Per questo motivo, risulta determinante studiare ed analizzare il fenomeno anno dopo anno, per valutare le migliori scelte di reinserimento e non dispersioni dei giovani. La Regione Emilia Romagna dedica, nel Rapporto annuale sulla situazione penitenziaria in Emilia Romagna, uno specifico studio dedicato ai dati raccolti in tema di minori e giustizia e istituti penitenziari per minori.

Il Centro per la Giustizia minorile competente per l’Emilia Romagna, che accoglie minori in stato di fermo o arresto fino all’udienza di convalida (entro le 96 ore), si trova a Bologna come Organo decentrato del Ministero della Giustizia. Da esso dipendono l’Istituto penale Pietro Siciliani, il Centro di Prima accoglienza, la comunità ministeriale, l’Ufficio di Servizio sociale per minorenni. Nell’anno 2014, gli ingressi sono stati 92, quasi esclusivamente di sesso maschile (88%), di cui 41 italiani, 12 marocchini, 9 rumeni, 6 tunisini, 4 serbi e albanesi, di cui un quinti sono stati reimmessi in libertà.

Per quel che riguarda l’utenza femminile, la maggior parte proviene dai paesi dell’Ex Jugoslavia e della Romania.

Il danno al patrimonio, le violazioni in materia di stupefacenti e i reati contro la persona sono quelli maggiormente commessi, con una prevalenza dei primi due.

Questi sono solo alcuni dati che emergono tuttavia, dati più aggiornati e approfonditi sull’argomento, riferiti all’anno 2015, possono trovarsi nell’analisi statistica sui minori autori di reato in carico ai Servizi della Giustizia Minorile, pubblicata dal Dipartimento Giustizia minorile e di comunità. In essa sono contenuti statistiche e calcoli relativi alla presenza di minori autori di reati anche nei centri di prima accoglienza, nelle comunità, e in carico ai Serivizi sociali per i minorenni, con specifiche riferite anche su base regionale e quindi ai  minori nelle carceri dell’Emilia Romagna.

Una nuova figura nelle carceri: Il promotore della salute carceraria

E’ una figura che integra i professionisti della salute e opera infatti all’interno dell’equipe sanitaria. La sua missione è quella di promuovere la salute fornendo informazioni sulle malattie e sulle patologie, sull’orientamento sanitario ed sulle opportunità offerte dal Servizio sanitario regionale sia all’interno che all’esterno del carcere, sostegno ed educazione, suggerimenti su sani e consapevoli stili di vita, nonostante lo stato di detenzione. A livello pratico, questa figura opera attraverso interventi individuali e di gruppo. Particolarmente delicata, infatti, risulta essere la salute psichica dei detenuti. A livello nazionale, si stimano i disturbi psichici al primo posto nella classifica delle malattie riscontrate e, il 32% del dato complessivo. Disturbi psichici che spesso danno vita ad atti auto lesivi (li pratica il 7,37 dei detenuti tra i 18 ed i 29 anni presi in esame). Risulta sempre più importante, quindi, riuscire a stabilire un rapporto di fiducia tra gli operatori della sanità e i detenuti, soprattutto se parliamo di detenuti minorenni, ospiti nei Centri di Prima accoglienza o nelle Comunità o negli Istituti penali per minorenni che, nel 2015, secondo l’analisi statistica sui minori autori di reato in carico ai Servizi della Giustizia Minorile contavano (sede di Bologna), 89 detenuti in ingresso stabile e 21,5 di presenza media giornaliera, al limite cioè della portata regolamentare (22 detenuti).

 

Evento di formazione sulla normativa in caso di detenzione

Il rapporto degli Immigrati con la giurisprudenza italiana. Un tema delicato e pieno di sfumature e conseguenze. Un tema su cui è opportuno crescere in cultura e azione. La necessità di interrogarsi sui risvolti di questo delicato rapporto, di informare e di informarsi sulle norme che riguardano la condizione giuridica degli stranieri, ha dato vita ad un evento strutturato in quattro incontri su Applicazione di misura cautelare, esecuzione di pena detentiva e permanenza sul territorio italiano” dal titolo “La normativa in tema di immigrazione”.

Gli incontri, che partono dall’esigenza dei volontari delle carceri emiliano-romgnole di diffondere un senso di cultura e condivisione delle condizioni degli immigrati carcerati, la cui percentuale regionale, riferita all’anno 2015 è pari al 34,9%, hanno avuto inizio l’11 aprile e si protrarranno fino al 16 maggio. Secondo il seguente calendario:

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