Se il detenuto è anziano e disabile…

In Italia quando si dibatte di carceri, non si fa mai riferimento alla presenza di detenuti anziani disabili, condannati, anche se anziani, a scontare la propria pena tra le mura di un penitenziario. Se nella normalità questi soggetti potrebbero usufruire della professionalità di una residenza sanitaria per anziani disabili, questa RSA in Calabria ha messo in atto alcune convenzioni proprio con gli istituti carcerari del territorio,  quindi essere assistiti e supportati nelle migliori condizioni, in stato di detenzione tutto ciò, per ovvie ragioni, non può avvenire. Secondo dati recenti, i detenuti disabili presenti nelle carceri italiane sono più di 600 e presentano problematiche di varia natura: difficoltà motorie (alzarsi dal letto, sedersi); limitazioni funzionali alla vita quotidiana (difficoltà a mangiare, vestirsi e lavarsi); problemi di comunicazione (vedere, sentire, parlare). Le cause di disabilità il più delle volte è direttamente imputabile alla stessa vita carceraria, che trasforma un banale incidente come la rottura di un menisco in seguito ad una caduta ad una limitazione fisica che si può trascinare per anni.

Sebbene il fenomeno non sia affatto marginale e si abbiano dati numerici sulla quantità dei soggetti disabili attualmente detenuti, purtroppo nel nostro Paese non esiste una sistema unitario di raccolta dati sull’indice della malattia in carcere e  quindi si sa poco e niente dal punto di vista qualitativo (le difficoltà e i problemi che la disabilità incontra all’interno del carcere)

Sono 210 i detenuti disabili presenti negli istituti penitenziari italiani

In questa prospettiva, viene spontaneo chiedersi come sia possibile la gestione di un detenuto in un contesto carcerario già problematico per chi non soffre di alcuna disabilità che, come sappiamo, sconta la propria condanna in stato di sovraffollamento e con la quasi totale assenza di programmi di recupero.

Secondo la CEDU (articolo 3 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali), è obbligo dello Stato garantire che, in stato di reclusione, ogni persona sia detenuta in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana e che le condizioni di esecuzione della misura detentiva non sottopongano la persona stessa a un disagio o a una prova di un’intensità superiore all’inevitabile livello di sofferenza insita nella detenzione e che vengano assicurati adeguatamente la salute e il benessere del detenuto, specialmente attraverso la somministrazione tempestiva delle cure necessarie.

Lo scorso anno, in linea con le direttive della CEDU, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, ha individuato alcuni interventi che garantirebbero ai detenuti disabili maggiore autonomia e l’accesso ai servizi sociosanitari (Circolare n. 0089149 del 14/03/2016). L’ordinamento italiano prevede, inoltre, che in caso di gravi motivi di salute, possa essere riconosciuta l’incompatibilità alla carcerazione e che vengano concesse pene alternative o gli arresti domiciliari.

Italia non ci sono strutture attrezzate ad hoc per la detenzione di persone disabili ma vi sono alcuni istituti di detenzione di riferimento per le diverse patologie:

Minorati fisici. Secondo le classificazioni del Dap, per i minorati fisici sono attrezzate quattro strutture in tutta Italia come il carcere di Opera, dotato di un centro clinico che fornisce assistenza medica di tipo specialistico per disabilità di tipo motorio.

Disabili fisici. Per i detenuti con disabilità fisica esistono sezioni attrezzate in 7 istituti

Internati in sezioni di osservazione. Le sezioni di osservazione sono destinate a detenuti con problemi psichici come San Vittore dove esiste un centro clinico con un reparto di neuropsichiatria per la disabilità di tipo mentale o psicologico.

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